La terapia canalare, una pratica odontoiatrica sicura, volta al mantenimento dei propri elementi dentari

Quando sentite parlare di endodonzia dal vostro odontoiatra, probabilmente avete bisogno di devitalizzare un dente. Devitalizzazione e terapia canalare sono sinonimi, così come cura endodontica.Oggi vi spiegheremo cosa è una terapia canalare e quali sono le procedure a cui andrete incontro.

Eseguire il trattamento endodontico di un dente significa asportare la polpa (nervo, arteria e vena) del dente contenuta nella camera pulpare e nei canali radicolari e sostituirla con un materiale inerte (guttaperca), previa una appropriata sagomatura e detersione dello spazio endocanalare.

CURIOSITA’

La guttaperca o guttapercha è una macromolecola di origine vegetale molto simile, per chimica e per origine, alla gomma naturale o caucciù. Il nome deriva dall’inglese gutta-percha, a sua volta originato dal malese jetah percáh che significa ‘gomma di percha’ ed è anche il nome dell’albero da cui è ricavata. Mentre la gomma naturale viene estratta sotto forma di lattice dall’albero della gomma (Hevea brasiliensis) la guttaperca si ottiene da alcune specie di alberi dell’ordine delle Sapotacee come il Plaquium gutta.

I denti molto spesso, purtroppo, nel corso della vita subiscono processi patologici che possono portare alla loro “morte”. Non per questo però un dente deve essere estratto; tutt’altro! È sempre preferibile, qualora fosse possibile, mantenere i propri denti nella cavità orale perché sono delle strutture perfette, difficilmente rimpiazzabili dal punto di vista biologico con degli elementi artificiali.

I processi patologici che possono portare alla devitalizzazione di un dente sono:

  • Carie destruenti
  • Traumi dentali che portano alla necrosi (morte accidentale) del dente
  • Infezioni parodontali che si protraggono fino alla polpa
  • Cisti radicolari
  • Cause iatrogene (provocate da agenti esterni)

I trattamenti endodontici richiedono tempi di esecuzione lunghi ma possono garantire la guarigione delle infezioni permettendo quindi di mantenere i denti nella loro sede naturale evitandone l’estrazione precoce. La prognosi a 10 anni di una terapia canalare è del 93% circa. Quando parliamo di tempi lunghi solitamente si intendono 2 sedute da circa 1 ora ciascuna.

QUALI SONO A LIVELLO CLINICO LE DIVERSE FASI DELLA TERAPIA?

  • Anestesia locale
  • Isolamento del campo con diga di gomma
  • Apertura, sondaggio di tutti i canali del dente e asportazione meccanica dei residui pulpari.
  • Accurata e precisa misurazione della lunghezza dei canali per disinfettare ed eliminare ogni residuo di tessuto organico eventualmente presente.
  • Alesaggio dei canali con strumenti manuali e rotanti in modo da rendere le superfici interne lisce e ben levigate.
  • Riempimento dei canali con guttaperca termoplastica riscaldata e compattata in modo da otturare ogni spazio compresi eventuali canali accessori.
  • Ricostruzione del dente con materiali adesivi per eliminare il rischio di fratture successive. Se le pareti residue del dente non danno sufficiente garanzia di robustezza, sarà necessario ricoprire il dente con una capsula.

        

In alcuni casi noi odontoiatri ci troviamo di fronte a denti che sono stati sottoposti a devitalizzazioni, ma questa terapia non è andata a buon fine a causa di un trattamento non ben eseguito, oppure semplicemente il dente non ha risposto in maniera adeguata alla terapia.

Il risultato di un trattamento endodontico inadeguato (evidenziabile con una radiografia) può portare a problemi immediati o tardivi come:

  • granulomi
  • ascessi
  • cisti radicolari

In questi casi appena citati il trattamento di elezione è quello che noi chiamiamo “ritrattamento canalare”. Il ritrattamento di un dente che presenta una cura inadeguata è spesso più lungo e difficoltoso del trattamento di un dente vitale.

Gradini, false strade, strumenti endocanalari rotti all’interno del canale, doppie curvature, fratture radicolari sono tutti fattori che rendono più difficoltoso il passaggio degli strumenti e non sempre quindi si riesce ad oltrepassare il precedente limite di chiusura e ad arrivare fino all’apice radicolare (la prognosi di un ritrattamento varia dal 75%-87%).

La guarigione porta alla scomparsa radiografica del granuloma nell’arco di circa 6-12 mesi.

Pertanto verranno effettuate delle radiografie di controllo a 3 e a 6 mesi per valutare l’esito della terapia prima di procedere ad eventuali procedure protesiche definitive.

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