Cosa è l’Ortodonzia Funzionale oggi.

L’etimologia del termine “Ortodonzia” trae le sue radici dal greco “orthòs”diritto e “odòntos” dente; cosi come il termine “Ortognatodonzia” riconosce l’etimo:“orthòs”diritto, “gnàtos” mascella e “odòntos” dente. Quindi denti e mascellari dritti.

 

Per la maggior parte dei genitori che portano i figli dal dentista (o meglio dall’ortodontista) l’Ortodonzia è quella branca specialistica dell’odontoiatria che serve a raddrizzare i denti dei loro pargoli con lo scopo di raggiungere un sorriso bello con i denti tutti allineati. Negli ultimi anni l’aspettativa si allarga ed abbina un bel sorriso ad una buona funzione totale della bocca che non interferisca sull’assetto posturale del soggetto.

Qualunque tecnica venga utilizzata il risultato è sicuro: i denti rispondono alle sollecitazioni e si allineano con grande soddisfazione dei genitori e dei pazienti che, in tempi variabili (per lo più sotto i 36 mesi) si trovano con denti dritti e sorrisi piacevoli che a questo punto devono essere mantenuti stabili nel tempo attraverso l’utilizzo di apparecchiature di contenzione (fisse o rimovibili).

Proprio attraverso una continua armonia dinamica si struttura e si mantiene lo stato di salute di ciascun essere umano sfruttando le capacità adattive e di auto guarigione caratteristiche di ogni specie animale e quindi anche dell’animale uomo. Condizione assoluta e predisponente lo stato di salute è il rispetto e l’assolvimento di tutte le funzioni svolte dal nostro organismo per mantenerci in vita. Va di conseguenza che il passaggio da una funzione fisiologica ad una “disfunzione” porta necessariamente ad adattamenti che con il passare degli anni da asintomatici (denti storti) diventano sintomatici fino a sfociare nella patologia franca (difficoltà di apertura della bocca, dolori facciali e/o cervicali e/o di testa) con sofferenza (come ricorda l’etimologia stessa del termine patologia).

Il passaggio dall’adattamento fisiologico a quello fisio-patologico ed infine alla patologia franca è dovuto principalmente alla riduzione progressiva della capacità di adattamento del nostro organismo agli iterati insulti di agenti stressanti (esogeni od endogeni). Tra gli agenti stressogeni endogeni troviamo tutte le alterazioni funzionali (disfunzioni) che coinvolgono a vari livelli qualsiasi sistema od apparato del nostro organismo e quindi in campo odontoiatrico le disfunzioni della respirazione (respirazione mista a prevalenza orale), della masticazione (scarsa masticazione prevalentemente monolaterale), della deglutizione (deglutizione atipica o infantile) e della fonesi (problemi vari nella articolazione della parola).

Oggigiorno la nostra alimentazione (negli evoluti paesi occidentali) troppo sofisticata e non abrasiva si basa sul consumo di alimenti per lo più artificiali industriali (in particolare molli ed a alto contenuto di zuccheri) che portano ad una masticazione prevalentemente verticale con scarsa usura dei denti ed ad  una maggiore incidenza di carie, denti storti ed alterazioni delle ossa craniche.

Le malocclusioni non sono il risultato di una ereditarietà casuale o sfortunata ma dell’adattamento delle nuove generazioni a condizioni di vita diverse da quelle dei propri predecessori (vale a dire artificiali e lontane dal ciclo naturale). Quindi la disfunzione masticatoria (insieme ad altre disfunzioni prima delle quali quella respiratoria) diventa una delle cause predisponenti allo sviluppo dei denti storti.

Di fronte ad ogni situazione di denti storti la nostra attenzione dovrà per prima cosa concentrarsi non tanto sul come ripristinare forzatamente una giusta posizione dei singoli denti ma nel cercare di capire perché in quel particolare individuo il meccanismo di adattamento ha sviluppato quel risultato estetico (denti storti) e come ha fatto il suo organismo ad adattarsi in quel modo sulla base delle proprie caratteristiche genetiche, scheletriche, dentali e disfunzionali. In altre parole la prima cosa da fare nell’affrontare qualsiasi malocclusione sarà quella di fare una corretta, approfondita e completa diagnosi.

La Diagnosi ci permetterà di impostare un Piano Terapeutico individuale il cui scopo sarà quello di assecondare le richieste estetiche del paziente e dei genitori, ed insieme di far in modo che il soggetto in esame trovi una giusta armonia funzionale orale cercando per lo meno di annullare il ricorso alle estrazioni dentali e di non aggravare le componenti posturali extra-orali.

La Terapia che permette il raggiungimento di un equilibrio tra le richieste del paziente ed i nostri obiettivi funzionali deve utilizzare necessariamente ausili terapeutici che permettano al paziente di essere educato e guidato verso un percorso di guarigione e non forzato verso una risoluzione formale del problema attraverso una “apparente guarigione”(denti dritti). Per raggiungere questo scopo i nostri apparecchi dovranno modulare le disfunzioni presenti portando l’intero sistema verso un equilibrio più virtuoso e quindi più utile per soddisfare gli obiettivi ortodontici sia estetici che funzionali. In questa ottica ciascun apparecchio utilizzato diventa un “Modulatore Disfunzionale” che non apporta modifiche forzate ma guida i cambiamenti all’interno del margine di adattamento individuale, unica garanzia per ridurre notevolmente la tendenza alla instabilità dei risultati ottenuti (recidiva).

Lo scopo finale sarà quello di raggiungere un equilibrio tra l’estetica e la (dis-)funzione vale a dire un bel sorriso in armonia con la realtà (dis-)funzionale di ciascun paziente e rispettoso della sua unicità di essere umano irripetibile.

 

 

I momenti del percorso Ortodontico Funzionalista

 

L’Ortodonzia, nel giovane paziente, si propone di armonizzare la crescita del soggetto con la evoluzione della sua dentatura e sulla base delle sue (dis)funzioni. Avendo la fortuna di poter iniziare al momento giusto, il percorso terapeutico ortodontico si articola in tre momenti concettualmente ben precisi ma variabili nella evoluzione temporale nel rispetto dello sviluppo di ciascun individuo:

Ortodonzia Intercettiva, Ortodonzia propriamente detta e Contenzione.

  • Ortodonzia Intercettiva: si intendono quella serie di interventi terapeutici in dentizione da latte o mista (in media dai 3 anni fino alla perdita dell’ultimo dente da latte, intorno ai 12 anni) che hanno lo scopo di intercettare i problemi presenti nel paziente per evitarne l’aggravamento. Per esempio la mancanza di spazio nelle arcate che causa affollamento dentale e che potrebbe richiedere in dentizione permanente la riduzione del numero di denti (estrazioni) per creare lo spazio necessario per allineare gli altri, oppure la risoluzione della inversione del morso degli incisivi. Non ha il fine di raddrizzare i denti permanenti visto che durante questo periodo la bocca dei nostri pazienti è abitata da molti denti da latte. Una buona Intercettiva oltre ad annullare il ricorso ad estrazioni, semplifica le fasi successive del trattamento, riduce i tempi di Terapia Fissa ed aumenta la stabilità dei risultati ottenuti.
  • Ortodonzia propriamente detta: intervenendo a fine cambio dei denti da latte (12/13 anni), si occupa del raddrizzamento dei denti permanenti e fa felici pazienti e genitori. In questa fase si armonizzano i rapporti dentali ed ossei per ottenere un risultato estetico e funzionale buono ma non definitivo in quanto la crescita dei ragazzi non è terminata. Questo intervento terapeutico dura in media dai 2 ai 3 anni e richiede una buona collaborazione da parte dei pazienti.
  • Contenzione: ha come scopo il mantenimento dei risultati ottenuti nelle due fasi precedenti, deve seguire ed assecondare gli ultimi momenti di crescita del paziente fino oltre il secondo decennio di vita. Richiede scarsa collaborazione da parte del paziente perché necessita di apparecchi notturni portati con frequenza progressivamente calante (all’inizio apparecchi mobili tutte le notti, poi negli anni riduzione a una notte si ed una no, quindi due no ed una si, per arrivare ad una notte a settimana). Dei tre momenti della Terapia Ortodontica è quello più delicato ed importante perché permette la stabilizzazione dentale ed ossea e quindi riduce la tendenza alla recidiva.

 

 

Gli Apparecchi utilizzati durante il percorso Ortodontico Funzionalista

 

La Serpentina (Upper Bumper): unico apparecchio che farà inquietare i genitori per farlo togliere e non per farlo portare! Dopo un breve periodo di adattamento la Serpentina sarà portata senza nessun problema al punto che i ragazzi dimenticheranno anche di levarla per pochi minuti una volta al giorno (come raccomandato dal medico).

                              

 

Si utilizza molto durante la Terapia Intercettiva ossia quando ancora non si sono cambiati tutti i denti.

Il suo principale  scopo è quello di recuperare lo spazio mancante ed evitare, in futuro, le estrazioni di denti sani e permanenti al fine di guadagnare lo spazio per poter raddrizzare gli altri denti (pratica molto utilizzata ancora oggi). Armonizza le arcate ed accorcia notevolmente i tempi di Terapia Fissa quando necessaria. Rende maggiormente stabili le bocche con minor tendenza alla recidiva.

Il Bumper richiede in media visite di controllo ogni 4-6 settimane.

 

Le Placche Mobili: apparecchi “antichi” ma validissimi non fanno parte della archeologia ortodontica ma rappresentano delle ottime opportunità terapeutiche. Devono essere portati “part-time” e per questo non dovranno mai uscire di casa…il loro uso si limiterà a 90/98 ore cumulative alla settimana (una media di 14 ore su 24), per lo più sono portate di notte e qualche ora al pomeriggio quando si sta in casa. Per questo sono spesso preferite dai pazienti adulti in alternativa agli apparecchi Fissi.

 

         

 

Le Placche Mobili possono essere utilizzate durante la Terapia Ortodontica per raddrizzare i denti in tutti quei casi che non necessitano prioritariamente della Terapia Fissa ed in altri momenti del trattamento, sono tra gli apparecchi di elezione durante la Contenzione o Terapia di Mantenimento.

Le Placche Mobili richiedono controlli ogni 4-6 settimane.

 

La Terapia Fissa: sono gli apparecchi maggiormente conosciuti ed, in parte, i più temuti per il loro impatto estetico. Come dice il nome, sono apparecchi fissi e non rimovibili e proprio per questo con l’avvento di nuovi materiali simil-ceramici si è cercato di renderli il meno “brutti” possibile

 

                        

 

La Terapia Fissa viene utilizzata per allineare i denti tutte le volte che ci sia bisogno di un controllo tridimensionale totale su ciascun dente. Proprio per queste caratteristiche di estrema precisione di movimento, attraverso gli apparecchi fissi è possibile allineare perfettamente i denti con il rischio di creare bocche tutte uguali e non rispettare l’individualità di ciascun paziente. Rischio questo che può essere evitato attraverso un uso particolare e più “fisiologico” della tecnica Fissa.

Con gli apparecchi Fissi le visite di controllo possono avvenire ogni 3-5 settimane.

 

L’Attivatore: L’Attivatore è l’apparecchio “funzionale” per antonomasia, la sua azione si svolge primariamente sui muscoli facciali, l’attivazione muscolare determina dei cambiamenti nelle ossa facciali e le variazioni a livello osseo trascinano con se i denti che nelle ossa sono inseriti. Utilizzare questo apparecchio è come avere in bocca una palestra dove un personal trainer si occupi di far fare della ginnastica facciale al nostro paziente.

 

                       

 

Lo scopo principale dell’uso dell’Attivatore è quello di risolvere la dimensione verticale della occlusione vale a dire di aprire i morsi quando a denti stretti i denti superiori coprono, in senso verticale, completamente i denti inferiori, queste situazioni sono chiamate Morsi Profondi.

L’Attivatore necessita di visite di controllo ogni 4-6 settimane.

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